E’ solo di qualche giorno fa la sentenza emessa dal Tribunale di Roma, Sez. I civile con la quale sono state disattese tutte le doglianze espresse in giudizio dal colosso Almaviva s.p.a., in relazione ad una presunta diffamazione a mezzo stampa.

Ma vediamo i fatti.

Dal Dicembre 2013 sulla scia di un primo articolo pubblicato dal settimanale L’Espresso (il 19.12.2013) comparivano numerosi articoli sulla stampa locale e nazionale, cartacei ed on line, tutti relativi all’appalto vinto da ALMAVIVA nel 2007, aggiudicandosi un bando che prevedeva la cessione da parte di AGEA di quasi la metà delle quote SIN Srl e la fornitura da parte dei nuovi soci dei servizi informatici per la gestione del sistema agricolo nazionale fino al 2016.

SIN e AGEA sono società controllate dal Ministero dell’Agricoltura: in particolare SIN risulta controllata per il 51% da AGEA e per il 49% da un gruppo di imprese, cui spicca ALMAVIVA.

Almaviva, dunque, citava in giudizio le varie testate giornalistiche, tra cui Teatro naturale srl assistito dallo Studio Legale Giusti&Laurenzano, chiedendo al Giudice che accertasse la diffamazione a mezzo stampa e pronunciasse conseguentemente il risarcimento del danno, anche in relazione al presunto danno di immagine di un colosso come Almaviva, leader italiano nell’informazione tecnology.

Con la sentenza pubblicata il 3 marzo 2017 il Tribunale di Roma disattendeva tutte le richieste di Almaviva, condannandola altresì alla rifusione delle spese legali in favore delle convenute.

In particolare, con riferimento alla posizione assistita dagli Avv.ti Giusti&Laurenzano, l’articolo apparso non si presentava in alcun modo diffamatorio, ma se mai pungente e critico, nel pieno rispetto del diritto di critica e di cronaca.

Il Giudice, poi, riconosceva come le critiche riscontrate nel suddetto articolo, espresse con garbo e moderazione, fossero rivolte non già ad Almaviva, ma bensì al sistema SIAN e alla sua rilevanza, anche in termini economici, per le numerose imprese che ne usufruiscono.

Ricordava, infine, il giudice che il giornalista aveva non solo riportato dati provenienti da uno studio ufficiale (e dunque immediatamente riscontrabili), ma aveva avuto cura di lasciare ampio spazio al diritto di replica, con un articolo comparso di lì a qualche giorno.

Per tali motivi e definitivamente pronunciando, il Tribunale civile di Roma disattendeva le richieste di Almaviva con condanna alla rifusione delle spese legali in favore della convenuta assistita dallo Studio G&L Avvocati.