Banco BPM spa notificava a due presunti eredi assistiti dagli Avv.ti Giusti&Laurenzano due atti  di precetto, ai quali si opponevano, in virtù di titolo esecutivo contratto dal de cuius.

Gli attori si opponevano deducendo la propria carenza di legittimazione passiva, assumendo di aver precedentemente rinunciato alla chiamata ereditaria, in virtù di atto notarile.

Gli Avv.ti Giusti&Laurenzano chiedevano,quindi, per i propri assistiti  la cessata materia del contendere in ordine alla dedotta carenza di legittimazione passiva, peraltro non contestata da controparte e la relativa dichiarazione di soccombenza della lite.

Il Tribunale di Roma, con provvedimento del 3 Aprile 2019,  evidenziava come in tema di successioni mortis causa, la delazione che segue all’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è da sola bastevole all’acquisto della qualità erede, essendo necessaria l’accettazione da parte del chiamato, mediante adito o per effetto di una pro erede gestio, oppure la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c.c.; nell’ipotesi di giudizio instaurato in confronti del preteso erede per debiti del de cuiusincombe su chi agisce, ex art. 2697 c.c., l’onere di provare l’assunzione della qualità di erede, che non può desumersi dalla mera chiamata ereditaria, non operando alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella pedata qualità.

Nel caso in esame, il Banco BPM non ha ottemperato a tale onere, avendo invece dimostrato gli attori opponenti di avere rinunciato all’eredità.

Ne consegue l’accoglimento totale della domanda formulata dallo studio legale Giusti&Laurenzano in favore degli attori/opponenti, con condanna del Banco BPM anche alla rifusione delle spese di lite.