Con l’ormai nota espressione contact tracing si intende il processo di identificazione e segnalazione dei contatti, nato sull’onda dell’emergenza Covid, finalizzato ad arginare la diffusione di un’epidemia dalla elevata carica infettiva.

E’, per intendersi, il sistema alla base del tracciamento dell’App Immuni, oggetto sin da subito di critiche, tacciata di spiare ogni aspetto della nostra vita privata: dove siamo, con chi siamo, cosa facciamo.

Sulla base di queste premesse, ci si è chiesti se l’ingerenza nella priva privata di ciascuno, pur necessaria per la tutela della salute e della vita, fosse o meno legittima.

Tra le mille voci levatesi nel coro delle critiche, da ultimo si è finalmente pronunciato il Garante della Privacy, il quale  con provvedimento del 10 Agosto 2020 ha chiarito che l’utilizzo di sistemi di contact tracing giustificati dall’emergenza Covid, non è automaticamente legittimo.

Ma di essi, gli unici che consentono che un tracciamento lecito, sono quelli che trovano fondamento in una norma giuridica, ovvero in una legge nazionale (e/o europea).

Ad oggi, dunque, a parte l’App Immuni espressamente disciplinata dall’art. 6 D.L. 28/2020 ed autorizzata dall’Autorità per la Protezione dei dati personali con provvedimento 95 del 1 Giugno 2020, non sembrano scorgersi altri sistemi compatibili con le indicazioni del Garante.

Avv. Patrizia Giusti