Internet delle cose o, più propriamente degli oggetti (IoT), è un neologismo utilizzato per descrivere come essi si rendano riconoscibili ed acquisiscano intelligenza comunicando dati su stessi, accedendo ad informazioni aggregati da altri.

Si tratta di dispositivi di varia natura, definiti smart objects (oggetti intelligenti), che ritroviamo su cellulari, nelle automobili, all’interno delle abitazioni, ai quali sono attribuiti simpatici nomignoli  (Siri, Cortona, Google Assistant).

Una rivoluzione tecnologica inarrestabile, dal forte impatto nella vita quotidiana, di cui, forse,  non siamo ancora profondamente consapevoli.

Gli smart objects, infatti, sono in grado di estrapolare una serie infinita di dati, che riguardano geolocalizzazioni, consumi, abitudini che consentono alle aziende di tracciare delle precise profilature sugli utenti.

Il loro utilizzo ingenera, dunque, un problema di privacy e sicurezza del dato.

Questi “assistenti vocali” ci seguono tutto il giorno, sono sempre attivi, rimangono costantemente in ascolto ed in attesa di un nostro comando o di una richiesta .

Nonostante le case produttrici garantiscano l’anonimato e la riservatezza dei dati raccolti, non pochi sono stati i casi di cronaca che hanno smentito la paventata sicurezza del dato.

Il nuovo Regolamento Europeo (679/2016) offre sul punto importanti garanzie ispirate al principio  della minimizzazione, a mente del quale i dati raccolti sono trattati in quanto “adeguati, pertinenti e limitati” rispetto a ciò che è necessario per le finalità perseguite.

A ciò si aggiunga che il Considerando 90 impone al titolare del trattamento dei dati di effettuare una valutazione preventiva  di impatto (quindi antecedente al trattamento stesso), per valutare il rischio di un utilizzo distorto e/o illecito dei dati, in considerazione del contesto concreto in cui il trattamento viene effettuato.

E ciò non è di poco conto, se si considera l’elevata esposizione al rischio che si ha attraverso la costante connessione ad internet, la possibilità di eseguire in qualunque momento e con qualunque dispositivo ricerche on line.

Ricerche che, in molti casi, vengono effettuate proprio per il tramite di assistenti vocali, che tengono traccia delle nostre ricerche, dei nostri gusti… e di ciò siamo veramente consapevoli?

Perché prima ancora dell’analisi dei rischi è questo il passo da fare, diffondere la consapevolezza ed adottare, quindi, contromisure adeguate.

Avv. Patrizia Giusti

Master in Criminologia, Investigazioni, Security & Intelligence

G&L Avvocati