Caos UNEP Roma: quando il PCT diventa un labirinto. Anomalie, rifiuti “impossibili” e l’appello del Foro

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Mentre l’efficienza della giustizia civile dovrebbe poggiare sulla solidità del Processo Civile Telematico, quello che sta accadendo presso l’UNEP del Tribunale di Roma somiglia sempre più a un “corto circuito” burocratico che mette a rischio il diritto di difesa e l’efficacia dell’azione esecutiva.


Il paradosso tecnico: quando il sistema dice sì e l’ufficio dice no

Il cuore della vicenda è un paradosso kafkiano: numerosi depositi telematici (in particolare istanze ex art. 492 bis c.p.c.) vengono rifiutati dall’Ufficio con la motivazione che gli atti risulterebbero “non firmati” o “impossibili da visionare”. Eppure, la realtà tecnica è diametralmente opposta.

A seguito di scrupolose verifiche effettuate con anche il servizio di assistenza tecnica di QUADRA (Tinexta Visura SPA), è stato formalmente confermato che le buste telematiche inviate erano assolutamente regolari (per quanto QUADRA non sia in grado di verificare il contenuto della busta una volta inoltrata). Il customer care ha però confermato la corretta apposizione della firma digitale: il gestionale, infatti, impedisce tecnicamente la creazione della busta in assenza di firma. Siamo pertanto in presenza di situazioni e rifiuti dell’ufficio non solo erronei, ma tecnicamente inspiegabili.

Scacco matto ai tempi della giustizia: 50 giorni di silenzio

Oltre ai rifiuti “abnormi”, i professionisti romani si trovano a dover fronteggiare una palude di ritardi. Sono stati documentati casi in cui i depositi rimangono in attesa di essere “scaricati” dall’ufficio per oltre 44-50 giorni. Un lasso di tempo biblico che rischia di vanificare l’efficacia degli atti di precetto, trasformando la procedura esecutiva in una corsa contro il tempo già persa in partenza.

La battaglia dei formati: PAdES contro CAdES

Non manca lo scontro sul piano formale. Le attuali “Linee guida” dell’UNEP Roma impongono l’uso esclusivo del formato di firma PAdES per pignoramenti e sequestri, minacciando il rifiuto per chi utilizza il formato CAdES (.p7m). Si tratta di una pretesa priva di base normativa, che contrasta apertamente con il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e con il Regolamento UE eIDAS, i quali sanciscono la piena equivalenza e validità di entrambi i formati.

Iniziative e invito alla mobilitazione

Di fronte a questa deriva, sono già state attivate istanze di revoca in autotutela e note di diffida per chiedere la disapplicazione di prassi organizzative contra legem. Nonché per verificare le ragioni tecniche per cui l’Ufficio non riesce a visionare l’atto principale e/o la firma digitale apposta. L’obiettivo è chiaro: ripristinare la legalità procedurale e garantire che un errore tecnico o una linea guida interna non si trasformino in un diniego di giustizia.

Segnala la tua esperienza: passiamo all’azione

Per dare forza a un’azione istituzionale che ponga fine a queste disfunzioni, Ti invitiamo a segnalare tempestivamente anomalie simili ( rifiuti immotivati, ritardi irragionevoli o imposizioni formali indebite ) di cui sei stato vittima o testimone.

Cosa faremo con le tue segnalazioni? 

Non ci limiteremo a una sterile mappatura del problema. Tutte le segnalazioni raccolte verranno prese in carico dal nostro Studio per procedere alla redazione e al deposito di una formale diffida ad adempiere e di un’istanza di accesso agli atti (Legge 241/90) nei confronti dell’UNEP di Roma.

Questa azione mirata e congiunta ci permetterà di:

  • Pretendere trasparenza informatica: Chiedere l’accesso ai log di sistema per verificare formalmente le ragioni tecniche per cui l’Ufficio dichiara di non riuscire a visionare atti regolarmente firmati e validati.

  • Imporre il rispetto della normativa: Diffidare l’Ufficio dal continuare a imporre l’uso esclusivo del formato PAdES , prassi illegittima in quanto contraria al Codice dell’Amministrazione Digitale e al Regolamento UE eIDAS.

  • Tutelare l’azione esecutiva: Mettere in mora l’amministrazione per i ritardi (giunti anche a 44-50 giorni) che rischiano di vanificare l’efficacia degli atti di precetto.

Non lasciamo che un’anomalia tecnica si trasformi in un diniego di giustizia. Inviaci i riferimenti delle tue buste telematiche rifiutate o lasciate in sospesonetwork@avvocatigiustilaurenzano.it

Rimaniamo uniti per la tutela della nostra funzione professionale e del diritto dei nostri assistiti.

Cordiali saluti,

Carmine Laurenzano

 

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