Compensi già liquidati, nuovi ostacoli burocratici e criticità di SPEdiGIUS: ho sottoscritto la protesta di Orgoglio di Toga per chiedere al Ministero tempi certi e rispetto per il lavoro dei colleghi.
Quando c’è da garantire una difesa, all’avvocato si chiedono disponibilità, preparazione e puntualità. Le scadenze devono essere rispettate, gli adempimenti svolti, le responsabilità assunte. Quando invece arriva il momento di riconoscere il compenso per quel lavoro, la tempestività sembra diventare una pretesa eccessiva.
È uno squilibrio che non possiamo continuare ad accettare.
Per questo ho sottoscritto, insieme agli altri firmatari, la lettera di protesta promossa dall’Associazione Forense Orgoglio di Toga, datata 30 ottobre 2026 e rivolta al Ministro della Giustizia, ai vertici dei Dipartimenti competenti e alle Istituzioni Forensi.
Al centro dell’iniziativa ci sono gli effetti delle indicazioni ministeriali sui decreti di pagamento e le difficoltà segnalate nell’utilizzo della piattaforma SPEdiGIUS.
Il rischio di un’ulteriore attesa di sei mesi
La protesta contesta le conseguenze operative della circolare ministeriale di luglio in materia di opposizione ai decreti di pagamento.
Secondo la ricostruzione riportata nella lettera, il termine breve di trenta giorni per proporre opposizione decorrerebbe esclusivamente dalla notificazione del decreto, mentre la semplice comunicazione di cancelleria non sarebbe sufficiente. In assenza di notificazione, troverebbe applicazione il termine lungo di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento.
Non si tratta, dunque, di affermare che ogni pagamento debba necessariamente attendere sei mesi. Il rischio denunciato è che gli uffici assumano quel termine come motivo per rinviare sistematicamente le procedure, in attesa che il decreto diventi definitivo.
Per il professionista si prospetta così un’alternativa inaccettabile: attivarsi personalmente per accelerare la definitività del provvedimento, con ulteriori adempimenti, oppure subire un’altra attesa.
Eppure il lavoro è già stato svolto e il compenso è già stato liquidato dal giudice. Gli adempimenti successivi devono essere organizzati dall’amministrazione in modo tempestivo, senza trasformarsi in un nuovo percorso a ostacoli per il difensore.
SPEdiGIUS: la semplificazione deve arrivare anche agli avvocati
A questo quadro si aggiungono le criticità di SPEdiGIUS descritte nella protesta: difficoltà nell’inserimento delle istanze, rigetti per errori formali, problemi nella migrazione dal precedente sistema SIAMM, informazioni insufficienti sullo stato delle pratiche e tempi di lavorazione più lunghi.
La digitalizzazione va misurata anche sul tempo che fa risparmiare a chi utilizza gli strumenti.
Se il professionista deve moltiplicare i controlli, ripetere gli adempimenti e inseguire l’avanzamento della propria pratica, la semplificazione resta soltanto un obiettivo dichiarato. Nel frattempo, il costo delle inefficienze continua a ricadere sui colleghi.
Le richieste al Ministero
Con la lettera chiediamo interventi concreti:
- Evitare rinvii automatici di sei mesi nelle procedure di pagamento dei decreti già emessi.
- Affidare agli uffici il tempestivo svolgimento delle comunicazioni e notificazioni necessarie.
- Non imporre ai professionisti ulteriori attività o spese per ottenere la definitività dei compensi liquidati.
- Assicurare tempi brevi, certi e uniformi, valutando anche gli interventi normativi necessari.
- Aprire un tavolo con Ministero, CNF, OCF e rappresentanze dell’Avvocatura per affrontare insieme i problemi dei pagamenti e di SPEdiGIUS.
Il rispetto per la difesa passa anche dal compenso
Difesa d’ufficio e patrocinio a spese dello Stato sono istituti distinti, accomunati da una funzione essenziale: rendere effettivo il diritto di difesa.
Dietro questa funzione ci sono professionisti che dedicano tempo, assumono responsabilità e sostengono i costi della propria attività. La loro disponibilità non può diventare il presupposto per tollerare ritardi senza fine.
Chiedere tempi certi per il pagamento significa chiedere rispetto per il lavoro svolto e per la funzione che quel lavoro assicura.
Invito i colleghi a leggere e sottoscrivere la lettera di protesta, contribuendo a dare forza a una richiesta che riguarda tutta l’Avvocatura.
ADERISCI E FIRMA LA LETTERA DI PROTESTA
Condividere l’iniziativa con i colleghi interessati è un ulteriore modo per sostenerla. Il lavoro della difesa merita risposte concrete.
Avv. Carmine Laurenzano

CHI SONO, CHI SIAMO
L’impegno istituzionale dell’Avv. Carmine Laurenzano si è affermato come un’esperienza solida nel panorama forense romano, caratterizzata da una visione politica chiara e da risultati concreti volti a superare le gravi criticità del sistema giustizia.
Il suo percorso ha preso avvio nel 2020 quando, durante l’emergenza pandemica, ha promosso azioni decisive per garantire l’accesso telematico ai servizi essenziali del Tribunale, incidendo direttamente sulla quotidianità di migliaia di professionisti.
Attraverso il Network Avvocati Giusti & Laurenzano, egli ha creato una comunità informata, offrendo supporto operativo e battendosi per la trasparenza degli Ordini, ottenendo successi di portata nazionale come la questione di legittimità costituzionale sulla imposizione del contributo unificato per l’iscrizione a ruolo degli atti introduttivi del rito civile. Le sue iniziative hanno riguardato anche la tutela della dignità economica, opponendosi allo scomputo automatico dei compensi e denunciando i ritardi nei pagamenti del patrocinio a spese dello Stato. Recentemente, questo costante lavoro di difesa della categoria ha trovato un forte riconoscimento politico dall’esito positivo delle primarie della coalizione CONTROCORRENTE.
Questo consenso è considerato non un traguardo, ma una responsabilità per affrontare le prossime sfide elettorali riguardanti la Cassa Forense e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma. L’obiettivo rimane quello di costruire una rappresentanza autorevole e indipendente, capace di trasformare le istanze dei colleghi in azioni politiche tangibili e costanti, basate su fatti e non su promesse.
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