Con due ordinanze del 17 dicembre 2025 (cause riunite C-28/24–C-31/24 e C-24/24–C-27/24), la Corte di Giustizia dell’Unione europea non ha deciso nel merito degli ordini di abbattimento relativi agli orsi MJ5 e JJ4. La ragione è semplice: nel frattempo, i procedimenti principali hanno perso il loro oggetto concreto.
Perché la Corte UE non entra nel merito
La Corte ha dichiarato che non c’era più “materia su cui decidere”, perché gli eventi successivi hanno reso inutile una risposta europea nel giudizio nazionale:
- MJ5: l’orso è risultato deceduto; l’abbattimento non era più materialmente eseguibile.
- JJ4: l’orsa è stata trasferita in Germania in una struttura dedicata, venendo di fatto sottratta all’ordine di abbattimento.
In altre parole: la Corte non ha detto se l’abbattimento fosse o meno legittimo. Ha solo preso atto che, così com’era diventata la situazione, non poteva più dare una risposta “utile” al TAR.
Il punto vero della vicenda: la gradualità delle misure
Il punto vero non è il caso di cronaca. È la regola: quando si arriva a un ordine di abbattimento, l’amministrazione deve dimostrare di aver valutato sul serio le alternative e spiegare perché non sono praticabili. Il nodo è la gradualità: prima le misure meno drastiche, poi, solo se davvero necessario, l’estremo rimedio.
È questo il tema che il TAR di Trento aveva portato davanti alla Corte di Giustizia: come si interpreta, alla luce della Direttiva Habitat, il requisito per cui una deroga alla protezione della specie può essere ammessa solo quando “non esistono altre soluzioni valide”.
Tradotto: prima dell’abbattimento, l’amministrazione deve sempre tentare soluzioni alternative (cattura e custodia), oppure può scegliere direttamente la misura più drastica se la ritiene più efficace?
Le due letture possibili (che restano sul tavolo) sono:
- misure alternative e abbattimento sullo stesso piano: scelta caso per caso, con una motivazione rigorosa;
- logica “a scalare”: prima cattura/custodia quando praticabile, abbattimento solo se non esistono alternative realmente valide.
Perché interessa (anche se la Corte non ha deciso)
Perché questo è esattamente il tipo di nodo che, nei casi concreti, si gioca davanti ai giudici amministrativi: istruttoria, proporzionalità, alternative praticabili e qualità della motivazione.
Quando un provvedimento incide su una specie protetta e, insieme, su esigenze di sicurezza pubblica, l’amministrazione deve dimostrare di aver valutato seriamente le opzioni meno drastiche e spiegare perché non sono idonee o sufficienti nel caso specifico.
Il ruolo dello Studio Giusti & Laurenzano
Nelle vicende collegate ai procedimenti principali, lo Studio Legale Giusti & Laurenzano, con l’Avv. Carmine Laurenzano, ha assistito in giudizio l’Associazione EARTH ODV.
La questione è stata anche al centro del convegno di giugno dedicato al rapporto tra uomo e natura e agli strumenti giuridici di gestione del conflitto.
In sintesi
Le ordinanze della Corte UE chiudono il rinvio senza una pronuncia di merito, ma lasciano aperto il punto più importante: come si applica, in concreto, il principio delle “alternative” prima di arrivare a un ordine di abbattimento.
