Autismo e diritto alla cura: il TAR Lazio ordina una CTU per garantire al minore la terapia ABA intensiva

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Un caso emblematico: quando una famiglia deve rivolgersi al giudice per ottenere una terapia essenziale

Roma, 3 dicembre 2025

A Roma, una famiglia con un bambino di cinque anni affetto da un grave disturbo dello spettro autistico si è trovata costretta a rivolgersi al TAR Lazio per ottenere un intervento terapeutico adeguato e tempestivo. Nonostante la diagnosi chiara e le indicazioni cliniche precise — inclusa la prescrizione di una terapia cognitivo-comportamentale di tipo ABA ad alta intensità — l’ASL Roma 2 non ha garantito un percorso riabilitativo idoneo, rimanendo a lungo inerte e fornendo risposte giudicate insufficienti.

Questa situazione ha spinto i genitori, rappresentati dall’Avv. Carmine Laurenzano, a intraprendere un’azione legale per tutelare il diritto alla salute del loro bambino.

Il nodo del contendere: terapie insufficienti e mancanza di trasparenza

Secondo la documentazione medica, le Linee Guida e la letteratura scientifica indicano che i bambini più piccoli, tra i 2 e i 5 anni, rispondono meglio a interventi intensivi precoci. Nel caso specifico, la famiglia aveva richiesto una presa in carico di almeno 40 ore settimanali di ABA, come consigliato anche dal Policlinico Gemelli.
L’ASL, invece, ha attivato un percorso riabilitativo minimo: un’ora settimanale di logopedia e un’ora e quaranta di psicomotricità, un impegno giudicato totalmente sproporzionato rispetto ai bisogni del minore.

Non solo: l’Amministrazione sanitaria, pur avendo riconosciuto lo stato di gravità del bambino, ha opposto eccezioni procedurali e difensive confuse, ritenute dai genitori contraddittorie e prive di trasparenza. Nel frattempo, la famiglia ha dovuto sostenere privatamente i costi della terapia ABA, arrivando al limite delle proprie possibilità economiche.

L’intervento del TAR Lazio: disposta una Consulenza Tecnica d’Ufficio

Di fronte alla complessità del caso e alle carenze riscontrate, il TAR Lazio (Sezione Terza Quater) ha emesso un’ordinanza fondamentale: la nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU).

Il giudice ha riconosciuto che per verificare la fondatezza delle censure sollevate dai genitori sono necessarie competenze medico-specialistiche. La CTU dovrà infatti:

  • valutare la terapia attualmente proposta dall’ASL;
  • stabilire se sia adeguata alle condizioni del minore;
  • indicare, se necessario, la terapia più idonea e il numero di ore necessarie per un percorso riabilitativo efficace.

Si tratta di un passo cruciale per superare l’attuale stallo istituzionale e garantire al bambino l’intervento intensivo che la sua condizione richiede.

Il significato della decisione: tutela del diritto alla salute e limite alla burocrazia

L’avv. Carmine Laurenzano ha sottolineato come questa ordinanza rappresenti un richiamo importante al rispetto dei diritti fondamentali del minore. Le terapie ABA rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e non possono essere sacrificate per ragioni organizzative o burocratiche.

Il caso evidenzia un problema più ampio: molte famiglie che affrontano l’autismo si ritrovano sole, senza sostegno adeguato e spesso costrette a ricorrere ai tribunali per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito come diritto. Questa decisione del TAR riafferma che la tutela della salute dei minori vulnerabili non può essere subordinata a scelte amministrative discrezionali.

Risultati concreti e prossimi passi

Grazie al ricorso della famiglia e alla pronuncia del TAR:

  • è stata riconosciuta l’insufficienza del piano terapeutico proposto dall’ASL;
  • è stata ammessa una CTU che potrà finalmente chiarire quali cure siano realmente necessarie;
  • si è aperta la strada per ottenere un intervento ABA intensivo adeguato e sostenuto dal servizio sanitario;
  • il caso diventa un precedente importante per tutte le famiglie che vivono situazioni analoghe.

L’attività del CTU sarà determinante per garantire al minore il corretto percorso riabilitativo e per confermare — una volta per tutte — che il diritto alla salute non può essere messo in pausa dalla burocrazia.

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