La paura di chi decide di non vaccinarsi si fonda sugli stessi presupposti della paura dello Stato di non rendere obbligatoria la vaccinazione.

La paura, è solo questo che alimenta il dibattito degli ultimi mesi La paura di coloro che temono per la salute dei propri cari Del figlio che decide di vaccinarsi per tutelare il padre e la madre…. Del padre che decide di non vaccinare i figli minori per timore di cosa accadrà… la paura di colui che decide di non vaccinarsi perché non sa se il proprio corpo sarà in grado di sostenere il vaccino Chi ha ragione? Tutti e nessuno. La paura alimenta i contrasti sociali e il Green Pass esorcizza ogni male Oggi però il sistema politico e mass mediatico hanno puntato tutto sulla “paura” come il maggior e più determinante sistema di convincimento della popolazione, contribuendo ad alimentare un dibattito che dibattito non è più, divenendo scontro tra tifoserie. Oggettivamente le informazioni in possesso dei comuni cittadini, ma così anche in possesso dei governanti, non appaiono così complete e integre (né d’altronde sarebbe possibile) da poter consentire di dire e affermare, anche solo con una ragionevole certezza, dove sia la ragione. Preferiamo non scendere in tecnicismi giuridici, invadere il campo della Costituzione (per quanto sia inevitabile scomodare alcuni principi), sulla bontà della scelta di vaccinarsi o meno; dobbiamo però scendere in alcune riflessioni sulla scelta dell’adozione del Green Pass, così come strutturato nell’attuale normativa. Sarebbe intanto utile capire cosa è il Green Pass. È uno strumento di evidenza scientifica finalizzato a limitare i contagi? È coerente con gli obiettivi che si pone? Oppure è uno strumento “politico” per persuadere la popolazione a vaccinarsi? E se sì, esistono altri strumenti per raggiungere lo stesso obiettivo? La risposta alle domande poste ci sembra alquanto scontata: non esiste infatti una garanzia scientifica di non contagiosità anche nei c.d. immunizzati; come risulta da bugiardini e moduli di consenso informato i vaccini non proteggono contro l’infezione ma solo contro la malattia e a loro volta i tamponi sono caratterizzati da un certo margine di errore, così come l’essere guariti dalla infezione non è garanzia di non contagiosità. Vi sono poi dei ragionamenti di coerenza che non possono essere trascurati: come si può conciliare con l’obiettivo di limitare la contagiosità del virus il fatto che, per esempio, per i trasporti locali (metro, autobus) e pendolari (treni regionali), notoriamente soggetti a sovraffollamento, non sia previsto l’accesso con il Green Pass? O ancora, perché è necessario il Green Pass per sedersi al tavolo interno di un bar e consumare, ma non è richiesto per stare in piedi e consumare al bancone? Già solo tali esempi consentono di poter dire che il Green Pass non è uno strumento scientifico per la limitazione della contagiosità del virus, quanto uno “strumento politico” di persuasione per spingere i cittadini alla vaccinazione. In linea teorica, peraltro, tale scelta rimane assolutamente comprensibile, ma diviene non condivisibile tale la sua penetrazione e invasività nella sfera individuale e collettiva, tanto sono forti le limitazioni che pone, tanto da poter essere indicato come un surrettizio di obbligo di vaccinazione. Se vi siano strade alternative, poi, sicuramente spetta alla politica vagliarle. Rendere obbligatorio il vaccino? Renderlo obbligatorio per alcune classi di lavoratori o per determinate fasce di età? Adottare ulteriori e diverse misure per garantire distanziamento sociale? In tema di vaccinazioni, poi, non possiamo entrare nel merito. Vi è un dibattito in corso, troppo spesso alimentato con toni esasperati. Noi non possiamo che comprendere le posizioni che troppo spesso vengono appiattite su insulti e epiteti. Sulle vaccinazioni vi sono delle domande che meritano risposta (tra le tante, quali sono gli effetti, a distanza di qualche anno, sui minori 12-18 anni, o sulla stessa persona). E porre quelle domande non vuol dire essere un NO-VAX, così come si è affidato alla scelta della vaccinazione non può essere additato come soggetto non-pensante (tra le tante, vaccinarsi perché al momento il vaccino è l’unico strumento per cercare di mettere in sicurezza genitori e figli) In questo contesto veniamo chiamati a valutare i presupposti per contestare anche in sede giudiziale, le conseguenze del mancato possesso di un Green Pass: classi mediche, genitori di figli minori, lavoratori…etc ci domandano se la loro scelta (spesso necessaria e vincolata) di non vaccinarsi (perché chiaramente chi ha proceduto alla vaccinazione non si pone il problema) e quindi di non possedere il Green Pass, salva la possibilità di effettuare comunque tamponi periodici, quali conseguenze avrà nel monto del lavoro, della scuola, del tempo libero e se tali conseguenze possono essere oggetto di una valutazione e di una censura giudiziaria. Nel pieno rispetto delle scelte, pertanto, abbiamo deciso di dare assistenza legale a coloro che subiscono e subiranno gli effetti del mancato possesso del Green Pass.

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